Napoli - Oggi, giovedì 29 giugno 2017
 
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27/01/2017
COMMEMORAZIONE DI PHILIPPE CHARDIN
In Memoriam Philippe Chardin L’Association des Amis de Marcel Proust d’Italie est douloureusement endeuillée par la disparition de notre cher Philippe. Son souvenir ineffaçable restera dans la mémoire des proustiens italiens pour sa contribution importante à la revue Quaderni Proustiani. Il était r...

 

13/01/2017
DECESSO DI PHILIPPE CHARDIN
DECESSO DI PHILIPPE CHARDIN L'Associazione Amici di Marcel Proust partecipa al cordoglio per la scomparsa di Philippe Chardin, illustre studioso, responsabile della sezione francese dei "Quaderni Proustiani"....

 

01/09/2016
RIAPERTURA GIARDINO DI BABUK
Il programma degli eventi sarà comunicato nei prossimi giorni.Il Giardino e l'Ipogeo sono visitabili; info 081 5499250 - 3386255810....

 

01/09/2016
Un amour de Swann.
Chers adhérents, Jean-Yves Tadié, notre Vice-Président, nous informe des parutions proustiennes chez Gallimard (voir fichier joint), notamment le fac-similé d’Un amour de Swann, dans les même conditions que Combray (tirage limité à 1100 exemplaires), ainsi que les Lettres au duc de Valentinois...

 

BUON NATALE E FELICE ANNO 2017
PER GLI AMICI DI MARCEL PROUST: BUON NATALE! Le origini della Recherche, ovvero: La leggenda del Grande Curatore. Correva l’anno 1990. Nel vasto edificio della Library dell’University of Illinois a Urbana-Champaigne c’era ormai silenzio perché la maggior parte dei professori e degli studenti, dopo il tramonto era uscita, per tornare alle rispettive dimore. Al quarto piano, si vedeva però ancora una finestra illuminata. Il professor Philip Kolb, dovendo spedire il giorno dopo all’editore Plon, di Parigi, il dattiloscritto del diciottesimo volume della corrispondenza di Proust, su cui aveva lavorato due anni interi, si era fermato nella sua stanza per gli ultimi controlli su qualche data di cui non si sentiva del tutto sicuro. Scorreva rapidamente, con il lettore di microfilm, alcuni numeri del “Figaro” dell’anno 1919, per cercare il giorno esatto in cui c’era stata a teatro la prima di una nuova pièce, per meglio datare una delle lettere in cui forse Proust a quella commedia alludeva. Era talmente concentrato sullo schermo luminoso di quell’apparecchio che non sentì affatto alcuni passi che si avvicinavano alla porta. Non sentì che la porta si apriva e che una persona entrava. Qualche istante dopo però alzò gli occhi e lo riconobbe. Pensò subito a un’allucinazione. Sarà la stanchezza. Ho lavorato troppo in questi ultimi giorni. O forse quelle patate un po’ crude che ho mangiato a pranzo. Chiuse gli occhi pensando che, quando li avrebbe riaperti, quell’impossibile visitatore sarebbe scomparso. Invece, quando lì riaprì, era ancora lì, davanti a lui, sorridente con quei suoi grandi occhi un po’ orientali. “Buona sera, professore. Mi scusi se la disturbo e se le faccio perdere tempo. Vorrei ringraziarla personalmente per questo lavoro che fa con tanta passione e con tanti sacrifici per trovare, interpretare e far conoscere le mie lettere. E come segno di gratitudine, siccome so che lei sta per pubblicare quelle del 1919, gliene ho portata una di quell’anno, che credo lei non abbia potuto vedere. L’avevo scritta per un amico, un certo Rosny, ma sbagliai l’indirizzo sulla busta e la lettera tornò indietro. Se la vuole leggere…”. Kolb, spaventato, prese la lettera. Si sedette, e con una lente di ingrandimento cominciò a leggere. A un certo punto lanciò un grido: “Non è possibile. Non posso pubblicarla!” Proust sorrise. “Perché?”, chiese. “Non posso pubblicarla – ribatté Kolb - perché qui lei afferma di aver cominciato a scrivere la Recherche nel 1906, ma questo contrasta con quello che hanno scritto e che sostengono unanimemente tutti gli studiosi, sia francesi, sia giapponesi, tranne uno, ma è un italiano e quindi conta poco, un certo Giovanni Macchia. Costui in effetti aveva ipotizzato che lei abbia cominciato a progettare il romanzo durante il lungo soggiorno all’Hotel des Réservoirs di Versailles, in occasione del trasloco del 1906. Ma nessuno gli ha dato retta” “Eppure aveva ragione”, replicò il visitatore. “Qualcosa dovevo pur fare in quei mesi che passai in uno dei luoghi più noiosi del mondo. Fu allora che cominciai a pensare al saggio contro Sainte-Beuve, oppure a un saggio in forma di racconto, oppure a un racconto tout court. I primi abbozzi però non li ho conservati. Del resto in quel quaderno di appunti che lei ha pubblicato, si elencano le “pagine già scritte”, e sono davvero tante. Non potevo certo averle scritte in un paio di settimane. Lei però ha datato quel quaderno al 1908: ha sottovalutato il riferimento all’articolo su Van Blarenberghe, che è dell’anno precedente. Insomma, mi dispiace per gli specialisti, ma non era difficile capire che a Versailles io già pensavo ad un nuovo romanzo”. “Ma come faccio? Si metta nei miei panni. Se pubblico quella lettera mi tiro addosso l’ira di tutti i proustiani del mondo, specialmente i francesi che già mal sopportano che un americano, e per di più in questa università di provincia, sperduta in mezzo ai grandi allevamenti di maiali dell’Illinois, stia monopolizzando la pubblicazione di una corrispondenza così importante. Lei non può nemmeno immaginare quanta diplomazia devo usare per non essere emarginato”. “Capisco la sua preoccupazione, e non insisto. Vorrà dire che, se lei preferisce non pubblicare questa lettera, la darò a qualche studioso italiano”. “Non lo faccia, la prego. Se la lettera sarà pubblicata, i migliori studiosi faranno una brutta figura e i lettori di tutto il mondo non avranno più fiducia in loro. Gli uomini hanno bisogno di una guida, non amano pensare con la propria testa. Anche se credono il contrario, in realtà vogliono che ci sia qualcuno che, come una bussola, indica loro in cosa devono credere, cosa e come devono pensare. Gli uomini hanno bisogno di certezze. Preferiscono obbedire. Non sopportano di essere liberi. Noi studiosi assumiamo su di noi la responsabilità di decidere al posto loro cosa è vero e cosa è falso. Lo facciamo per il loro bene, per renderli felici, per togliere dalle loro spalle l’insopportabile fardello della libertà di pensiero. Per questo gli uomini ci amano e ci obbediscono. Mi permetto di insistere: non lo faccia, non dia ad altri quella lettera, la distrugga.” “Questo non posso farlo, ma le propongo un compromesso. Siccome tutti sanno che io spesso facevo confusione con gli anni e con le date, lei può pubblicare la lettera così com’è, ma poi in una nota può scrivere che io mi sono sbagliato e che invece il romanzo ho cominciato a scriverlo nel 1908 o 1909 – scelga lei - come tutti incessantemente ripetono. Le piace questa soluzione? Così salviamo sia la verità sia i suoi buoni rapporti con gli specialisti. Che ne pensa?” Ci fu un silenzio abbastanza lungo. Fuori intanto si era fatto buio. Da una fessura della finestra entrava uno spiffero gelido (era gennaio) che preoccupava Proust e lo induceva ad affrettarsi. Dopo qualche minuto, il professore rispose: “Sì, posso farlo. Va bene, accetto il suo suggerimento, per questa volta. Però, la prego, in futuro non mi porti altre lettere. Sono già troppe. Sono stanco. Anzi, non si offenda, ma la prego: non torni più da me, mai più”. Proust sorrise, si avvicinò a Kolb, lo baciò, e scomparve per sempre.




Un brano indimenticabile!
Peut-être est-ce parce qu'il ne savait pas la musique qu'il avait pu éprouver une impression aussi confuse, une de ces impressions qui sont peut-être pourtant les seules purement musicales, inétendues, entièrement originales, irréductibles à tout autre ordre d'impressions. Une impression de ce genre, pendant un instant, est pour ainsi dire sine materia. Sans doute les notes que nous entendons alors, tendent déjà, selon leur hauteur et leur quantité, à couvrir devant nos yeux des surfaces de dimensions variées, à tracer des arabesques, à nous donner des sensations de largeur, de ténuité, de stabilité, de caprice. Mais les notes sont évanouies avant que ces sensations soient assez formées en nous pour ne pas être submergées par celles qu'éveillent déjà les notes suivantes ou même simultanées. Et cette impression continuerait à envelopper de sa liquidité et de son « fondu » les motifs qui par instants en émergent, à peine discernables, pour plonger aussitôt et disparaître, connus seulement par le plaisir particulier qu'ils donnent, impossibles à décrire, à se rappeler, à nommer, ineffables – si la mémoire, comme un ouvrier qui travaille à établir des fondations durables au milieu des flots, en fabriquant pour nous des fac-similés de ces phrases fugitives, ne nous permettait de les comparer à celles qui leur succèdent et de les différencier. Ainsi à peine la sensation délicieuse que Swann avait ressentie était-elle expirée, que sa mémoire lui en avait fourni séance tenante une transcription sommaire et provisoire, mais sur laquelle il avait jeté les yeux tandis que le morceau continuait, si bien que, quand la même impression était tout d'un coup revenue, elle n'était déjà plus insaisissable. Il s'en représentait l'étendue, les groupements symétriques, la graphie, la valeur expressive ; il avait devant lui cette chose qui n'est plus de la musique pure, qui est du dessin, de l'architecture, de la pensée, et qui permet de se rappeler la musique. Cette fois il avait distingué nettement une phrase s'élevant pendant quelques instants au-dessus des ondes sonores. Elle lui avait proposé aussitôt des voluptés particulières, dont il n'avait jamais eu l'idée avant de l'entendre, dont il sentait que rien autre qu'elle ne pourrait les lui faire connaître, et il avait éprouvé pour elle comme un amour inconnu. (Marcel Proust, Du côté de chez Swann)




"PROUST COSTRUTTORE MELANCONICO"
ELEONORA SPARVOLI, "PROUST COSTRUTTORE MELANCONICO" ( Carocci editore,2016) << Perché Proust si ostinò a difendere la qualità architettonica della " Recherche" sebbene i tempi lunghi della sua stesura ne avessero deformato il progetto iniziale? [.....] nella costruzione proustiana trovano posto, qua e là, frammenti isolati, sporgenze disarmoniche, rovine, che a ben guardare determinano, assai più della solida impalcatura d'insieme, l'immensa suggestione della " Recherche".>> Eleonora Sparvoli è membro del consiglio direttivo e del comitato di redazione della rivista italo-francese "Quaderni Proustiani".
vedi allegato: 322_20161107075505Scan_Pic0018.jpg   




" PROUST ET LA MUSIQUE "
NEL GIARDINO DELLA FONDATION SINGER-POLIGNAC A PARIGI (CONVEGNO " PROUST ET LA MUSIQUE ") In gioiosa compagnia di Pyra Wise e di Uta Felten, autrici rispettivamente degli articoli "A la recherche de Marcel Proust dans les livres d'or de Venise: une découverte à la Marciana" e "Desiderio e gelosia. Figure del discorso amoroso nell'opera di Marcel Proust", che verranno pubblicati nel prossimo numero della rivista "QUADERNI PROUSTIANI" (n°11-2017).
vedi allegato: 321_20161103152945utafelt.jpg   




"AMICHE DI PENNA"
PRESENTAZIONE DEL ROMANZO DI MAROSELLA DI FRANCIA E DANIELA MASTROCINQUE " AMICHE DI PENNA" (MONDADORI - 2016).SABATO 15 OTTOBRE,ORE 10.30 NEL GIARDINO DI BABUK. In caso di pioggia la presentazione avverrà al coperto,nella Saletta Marcel Proust (pertinenza del Giardino di Babuk).Il romanzo verrà presentato da Antonella Cilento e Gennaro Oliviero.
vedi allegato: 320_20161013070945amiche di penna giardino.jpg   




"DE L'AMOUR" (STENDHAL)
L'AMORE AL TEMPO ...DELL'AMORE. Si può ancora parlare oggi di cristallizzazione dell'amore alla maniera di Stendhal ? ("Quel che chiamo cristallizzazione dell'amore è l'operazione dello spirito che trae da tutto ciò che si presenta la scoperta di nuove perfezioni dell'oggetto amato " - "De l'amour"). E' ancora attuale questa visione dell'amore ? Per inquadrare la verità del fenomeno amoroso bisogna considerare che esistono tante amicizie molto più possessive rispetto ad altri amori con implicazioni sessuali. Esistono tanti amori effimeri che retrospettivamente ci appaiono molto più importanti rispetto ad amori che ci hanno accompagnato per mesi e talvolta per anni. Ed esistono poi tanti desideri puramente erotici ed egoisti che influenzano i comportamenti della quotidianità. Tali constatazioni rendono vano il tentativo di distinguere dal punto di vista fenomenologico le diverse forme di legami affettivi. Da questo punto di vista, si può notare anche che, se in un primo momento i discorsi sull'amore "in generale" appaiono spesso inascoltabili perché esistono amori diversi, in un secondo momento sono forse gli unici che si possono sopportare a lungo termine, a condizione che non siano troppo dogmatici né troppo moralisti, nella misura in cui sono gli unici che finiscono per rispettare l'infinita diversità e l'infinita reversibilità degli stati amorosi.
vedi allegato: 318_20160930070135dell'amore.jpg   




Gli Amici di Marcel Proust a Cabourg -9 Ottobre 2016
L'Associazione Amici di Marcel Proust parteciperà a Cabourg alla cerimonia della creazione del progetto del "Musée Belle Epoque Marcel Proust".
vedi allegato: 319_20160930071655Scan_Pic0014.jpg   




ORIGINE DELL'IPOGEO DI BABUK
L'ORIGINE DELL'IPOGEO DI BABUK: UNA "QUERELLE DES ANCIENS ET DES MODERNES" ? Numerose cavità del sottosuolo tufaceo napoletano hanno origine dal fenomeno di estrazione abusiva di materiali da costruzione, determinato dall'intento di eludere i reiterati divieti imposti delle Autorità spagnole nel tentativo di frenare dilaganti forme di "abusivismo selvaggio". L'immigrazione a Napoli di numerose famiglie nobili provenienti dal sud, incentivata dalle esenzioni fiscali riconosciute ai residenti nella capitale vicereale, creò nei primi decenni del Cinquecento quello che oggi chiameremmo "caos edilizio". Le Prammatiche Sanzioni cui si riferisce Carlo Leggieri nella nota allegata furono emanate dal Governo vicereale spagnolo tra il 1566 e il 1631. Accogliendo la tesi "modernista" desumibile dalla suddetta nota, possiamo pensare ad una data di escavazione dell'Ipogeo di Babuk collocabile tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento, ossia circa 5 secoli fa. Tutt'altro discorso se si accoglie la tesi "antichista", sostenuta da alcuni osservatori sulla base di quei segni di incerta datazione( croci bizantine, croci latine, segni esoterici incisi nelle pareti della cavità, ecc.) che hanno suscitato tanto interesse e curiosità da parte di visitatori e cronisti (Valerio Ceva Grimaldi in "Napoli insolita e segreta", Agnese Palumbo e Maurizio Ponticelli in "Il Giro di Napoli in 501 Luoghi", ecc.). L'illustrazione della tesi "modernista" e di quella "antichista" fa parte del programma e del contenuto delle visite del'Ipogeo che si effettuano - di norma - il sabato e la domenica mattina, alle ore 10 (info: 081-5499250 ; 338-6255810). Mi piace a questo riguardo riferire l'osservazione di un giovane visitatore del'Ipogeo che nei giorni scorsi ha apostrofato con tono irritato l'amica che l'accompagnava, la quale liquidava la questione con la frase: "Ma allora questo Ipogeo è roba molto recente! ". E il giovane : "Ti sbagli di grosso: si può considerare recente la Galleria Borbonica di via Morelli, la cui realizzazione fu promossa nel 1853 dal re Ferdinando II di Borbone". La risposta "è esatta", direbbero in una trasmissione/quiz televisiva. Mi viene allora da pensare che la vita è bella perché è varia: si può essere "modernisti" pensando ai cinque secoli dell'Ipogeo di Babuk ma anche al secolo e mezzo della Galleria Borbonica. Per dirla con Albert Einstein: "Nulla è assoluto e tutto è relativo". NOTA DI CARLO LEGGIERI " L’Ipogeo di Babuk" è costituito da un complesso di cavità che si sviluppa nell’area sottostante il fabbricato sito in Napoli alla Via Giuseppe Piazzi n°55. L’unico accesso fruibile è ubicato nel giardino retrostante il palazzo, ma una serie di occhi di monte assicurano ulteriori collegamenti tra il sottosuolo e la superficie. L’area in esame, collocata all’esterno e a Nord delle circuito delle mura aragonesi, a partire dall’età vicereale è stata interessata da un’intensa attività estrattiva incrementata dalle promulgazioni delle prammatiche sanzioni le quali, vietando l’estrazione del tufo all’interno del perimetro della città, determinarono l’escavazione anche della nostra cavità. L’ambiente principale del complesso, posizionato in asse al cortile, presenta pianta quadrangolare con un lato di lunghezza pari a circa 8 m.. Ben leggibile, lungo il perimetro, il caratteristico pulvino (impediva l’accumulo di limo nell’intersezione tra pareti e fondo cisterna) che ne stigmatizza la successiva funzione a cisterna. L’altezza interna, pari a circa 14 m., unitamente al livello d’impermeabilizzazione delle pareti e alle tracce di sedimentazione dell’acqua leggibili sulle stesse, fa risultare la cisterna capace di circa 640 mc. ovvero almeno 640.000 litri. Non è stato individuato il condotto di adduzione, ma ben conservato, anche se mutilo, si riconosce ilvv pozzo dal quale i condomini del fabbricato soprastante attingevano l’acqua per gli usi domestici. In epoca imprecisata, ma verosimilmente dopo 1884 (anno in cui, a seguito all’epidemia di colera si decretò la graduale dismissione delle cisterne sostituendone la funzione di approvvigionamento idrico con l’adozione dell’acquedotto in pressione del Serino tuttora in uso) la scala, originariamente composta da un unico rampante, che dal giardino conduceva sino all’imboccatura del pozzo ancora oggi visibile, fu prolungata realizzando ulteriori sei rampanti che sfondarono la parete posta a Sud permettendo di raggiungere il piano della cisterna. A questo periodo, inizi novecento, sono riconducibili lo sfondamento parziale a Nord e l’intera asportazione della parete posta a Est, indotti ad una rinnovata necessità estrattiva. Superato lo sfondamento a Nord, è leggibile una singolare traccia cantieristica, notevolmente importante per la storia della cultura materiale, relativa alla progressione di un fronte di cava. Interessanti le tracce di una serie di segni, probabilmente a valenza esoterica, di difficile datazione e incerta finalità, costituiti da un rilievo di tritoni posizionati in testa all’imboccatura del pozzo sopra descritta, da alcune croci incise disposte lungo la scala, da uno scudo in rilievo in testa all’ultimo rampante e da due nicchie scavate nell’angolo in prossimità dello smonto della scala al piano della cisterna. L’ultimo utilizzo della cavità, testimoniato dall’evidenza di un caratteristico impianto elettrico degli anni’40 realizzato con isolatori in porcellana, l’ha vista destinata a ricovero antiaereo. Negli anni della ricostruzione una scellerata pratica di sversamento di materiali di risulta, ha interessato quasi totalmente gli ambienti circostanti quello descritto, impedendone oggi una lettura esaustiva. Alcune opere di consolidamento strutturale, eseguite successivamente al sisma del novembre ’80, sono stati realizzate per contrastare piccoli episodi fessurativi." Carlo Leggieri Presidente associazione "Celanapoli"
vedi allegato: 317_20160922070957IPOGEO FOTO.jpg   




"TRAFICS DE PROUST" di Anne Simon
BIBLIOTECA DEGLI AMICI DI MARCEL PROUST Il volume sarà recensito nel prossimo numero di "Quaderni proustiani"( n.11-2017). Particolarmente interessante è l'analisi del rapporto Sartre/Proust.
vedi allegato: 316_20160915070732Scan_Pic0006.jpgvedi allegato: 316_20160915070732Scan_Pic0007.jpg




NAPOLI SOTTERANEA : IL GIARDINO DI BABUK
NAPOLI SOTTERRANEA : IL GIARDINO DI BABUK La guida " Il giro di Napoli in 501 luoghi" di Agnese Palumbo e Maurizio Ponticello ( Newton Compton Editori - 2016) descrive otto cavità napoletane : " La Napoli sotterranea dei Quartieri Spagnoli " - "Galleria borbonica" - Agorà Morelli" - "Il Museo del sottosuolo " - "Napoli sotterranea,piazza San Gaetano" - "Teatro Odeon, il teatro sotto il letto" - " L'IPOGEO DI BABUK " - " San Pietro ad Aram, l'Ara Petri e le anime pezzentelle". L' Ipogeo e il Giardino di Babuk sono visitabili il Sabato e la Domenica( ore 10.00), previa prenotazione. Info: 081 5499250 - 3386255810
vedi allegato: 314_20160913071627Scan_Pic0002.jpgvedi allegato: 314_20160913071627Scan_Pic0005.jpg




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Prof. Gennaro Oliviero +39 338.6255810