Napoli - Oggi, martedì 21 novembre 2017
 
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Giardino e Ipogeo di Babuk
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27/01/2017
COMMEMORAZIONE DI PHILIPPE CHARDIN
In Memoriam Philippe Chardin L’Association des Amis de Marcel Proust d’Italie est douloureusement endeuillée par la disparition de notre cher Philippe. Son souvenir ineffaçable restera dans la mémoire des proustiens italiens pour sa contribution importante à la revue Quaderni Proustiani. Il était r...

 

13/01/2017
DECESSO DI PHILIPPE CHARDIN
DECESSO DI PHILIPPE CHARDIN L'Associazione Amici di Marcel Proust partecipa al cordoglio per la scomparsa di Philippe Chardin, illustre studioso, responsabile della sezione francese dei "Quaderni Proustiani"....

 

01/09/2016
RIAPERTURA GIARDINO DI BABUK
Il programma degli eventi sarà comunicato nei prossimi giorni.Il Giardino e l'Ipogeo sono visitabili; info 081 5499250 - 3386255810....

 

01/09/2016
Un amour de Swann.
Chers adhérents, Jean-Yves Tadié, notre Vice-Président, nous informe des parutions proustiennes chez Gallimard (voir fichier joint), notamment le fac-similé d’Un amour de Swann, dans les même conditions que Combray (tirage limité à 1100 exemplaires), ainsi que les Lettres au duc de Valentinois...

 

PROUST NEL GIARDINO DI BABUK
LA NAPOLI NASCOSTA Il GIARDINO DI BABUK tra antichi ipogei, cisterne e rifugi antiaerei dove il tempo si è fermato all’8 settembre 1943. Com’è sopra così è sotto. Principio della corrispondenza e dell’analogia secondo Hermes Trismegisto. Neapolis, città ippodamea, concepita seguendo rigidi canoni urbanistici che alcune fonti storiche ne attribuiscono la paternità al mitico Ippodamo, lo stesso architetto che fu incaricato da Pericle per tracciare la pianta urbanistica della leggendaria Mileto. Pur tuttavia, nel corso dei secoli la città partenopea ha subito varie trasformazioni e ciò ha reso necessario suddividerla in tre età storiche: greco-romana, medioevale, moderna quest’ultima comprendente l’epoca Aragonese e quella del Vicereame Spagnolo. Ebbene, il nostro percorso consisterà in un suggestivo ed affascinante viaggio dentro Neapolis, un viaggio a ritroso nel tempo percorrendo circa tremila anni di storia all’incontrario. Dopo un breve excursus riguardante Via Foria, spiegando il significato del toponimo ed illustrando, attraverso l'ausilio di una pianta urbanistica del XVII secolo com’era un tempo questa zona fuori le mura, proseguiremo alla volta di Via Giuseppe Piazzi dove, all’interno di un palazzo cinquecentesco al civico 55 è situato uno degli angoli più suggestivi ed affascinanti del centro storico, un’oasi di pace e tranquillità lontana dai fragori della metropoli : “Il Giardino di Babuk” con i suoi millenari ipogei e cisterne che durante il secondo conflitto bellico fungevano da rifugi antiaerei. A riceverci sarà il professor Gennaro Oliviero, proprietario del giardino, dell’appartamento sovrastante e dell’area archeologica sotterranea nonché Presidente dell’associazione culturale “Amici di Marcel Proust” che ha sede all’interno dello stabile di via Giuseppe Piazzi e Direttore della rivista culturale “ Quaderni Proustiani”. Sarà proprio il Prof. Oliviero il nostro Cicerone infatti, dopo averci illustrato all’interno della saletta Babuk, la storia del giardino e della associazione ci condurrà, all’interno di un mondo sotterraneo dove il tempo si è fermato alla fatidica data dell’armistizio 8 settembre 1943. Millenarie leggende della mitologia greca vogliono, che la costruzione di questi luoghi sotterranei siano riconducibili ai “Cimmeri” un popolo le cui origini si perdono nella notte dei tempi e che dimorava, nelle viscere della terra. Leggende che nel contempo hanno alimentato misteri e segreti che aleggiano da secoli in questi immensi e tenebrosi antri. All'interno di questi ambienti sotterranei non ci limiteremo soltanto a parlare di storia, leggende, culti bensì, tramite effetti sonori riprodurremo, la stessa atmosfera che albergava durante i bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale facendo rivivere, ai partecipanti le stesse sensazioni che provò la popolazione partenopea durante quei terribili ed interminabili momenti. Non resta quindi che darci appuntamento a domenica 26 Marzo 2017, vi condurremo in un mondo magico e misterioso. Appuntamento ore 10:15 davanti Caserma Garibaldi in Via Foria. ( si raccomanda la puntualità) Durata tour 2 h. Contributo associativo Soci € 8 Non soci € 10 PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO IL 25 MARZO 2017 CONTATTANDO ESCLUSIVAMENTE I SEGUENTI RECAPITI: cell. 3405365852 whatsapp. 3317100447 RILASCIANDO IL PROPRIO NOMINATIVO, RECAPITO DI CELLULARE, NUMERO DI PARTECIPANTI. L’evento si svolgerà con la presenza minima di 20 partecipanti.




MARCEL PROUST AL CONVITTO VITTORIO EMANUELE DI NAPOLI
MARCEL PROUST AL CONVITTO VITTORIO EMANUELE DI NAPOLI Un piacevole incontro nel pomeriggio di ieri con gli studenti liceali del Convitto, promosso dalla prof.essa Marina Melone (docente universitaria di neuroscienze), nel corso del quale ho tentato di rispondere allo stimolante - e divertente - interrogativo che campeggiava nella locandina: " MARCEL PROUST NEUROSCIENZIATO ??? " Me la sono "cavata" (spero...) illustrando il rapporto di Proust con i temi della psicanalisi, nel senso di un percorso parallelo tra le ricerche di Freud e la "Recherche" proustiana, a partire dalle considerazioni di Jacques Rivière del 1925.




PROUST A TEATRO
PROUST A MONTREAL :UNO SPETTACOLO TEATRALE Marcel Proust’s life, on the stage Dans la tête de Proust (Pastiche, collage et fabulations), which opened this week at Montreal’s Espace Libre, stars, clockwise from top left: Jean Asselin, Réal Bossé, Isabelle Brouillette (as Odette) Nathalie Claude (as mademoiselle de Verdurin, and Pascal Contamine (as Marcel Proust). Dans la tête de Proust (Pastiche, collage et fabulations), which opened this week at Montreal’s Espace Libre, stars, clockwise from top left: Jean Asselin, Réal Bossé, Isabelle Brouillette (as Odette) Nathalie Claude (as mademoiselle de Verdurin, and Pascal Contamine (as Marcel Proust). CATHERINE ASSELIN-BOULANGER A new play coincides with Laval University professor’s discovery of what may be the first known film footage of the French novelist ROBERT EVERETT-GREEN THE GLOBE AND MAIL LAST UPDATED: FRIDAY, FEB. 24, 2017 3:11PM EST 0 Comments Marcel Proust spent the last eight years of his life in bed, nursing his chronic asthma and writing one of the great books of the 20th century. His life as a social butterfly over, he undertook what Montreal playwright and director Sylvie Moreau calls “the metamorphosis of a man into a novel.” Moreau recently transformed the author and his creation into a play: Dans la tête de Proust (Pastiche, collage et fabulations), which opened this week at Montreal’s Espace Libre in a production by Omnibus le corps du théâtre. As the subtitle suggests, the piece is a free adaptation of material by and about Proust (played by Pascal Contamine), who presides over the action from a sleigh bed at centre stage. Film adaptations of Proust’s In Search of Lost Time tend to feel overstuffed with period detail and starved for the opulence of his prose. Moreau’s brilliant insight was to see that she could best meet his eloquence with an eloquence of the body, through physical theatre and mime. Pascal Contamine plays the central character, artist Marcel Proust. Pascal Contamine plays the central character, artist Marcel Proust. CATHERINE ASSELIN-BOULANGER As a summary of the outsized character of Proust’s Baron de Charlus, it would be impossible to beat Jean Asselin’s wordless physical evocation near the start of the play. He crept past the author’s bed as if entering a dubious public place, his face an anxious mask of arrogance and contempt, his body twitching with the mannerisms of an aristocrat who knows he is superior to nearly all other mortals. No one could portray Proust’s delicate warfare between rival salons more concisely than Isabelle Brouillette, as the Duchess of Guermantes, and Nathalie Claude, as Madame Verdurin, trading witticisms from the novel but also sizing each other up for a contest that flowed smoothly and hilariously into physical combat. And I never expect to see a better or funnier presentation of Charlus’s impromptu assignation with the tailor Jupien, played by Réal Bossé, performed in mime as the relevant descriptive passages were recited from the novel. No one could portray Proust’s delicate warfare between rival salons more concisely than Isabelle Brouillette, right, as the Duchess of Guermantes, and Nathalie Claude, left, as Madame Verdurin, trading witticisms from the novel but also sizing each other up. No one could portray Proust’s delicate warfare between rival salons more concisely than Isabelle Brouillette, right, as the Duchess of Guermantes, and Nathalie Claude, left, as Madame Verdurin, trading witticisms from the novel but also sizing each other up. CATHERINE ASSELIN-BOULANGER Charles Swann’s descent from carefree bachelor to jealous husband took Proust many pages to relate, but the character’s fall was swift and vivid on the stage. As Swann, Bossé went from voicing melancholy aphorisms (“The possession of what one loves is a greater joy than love itself”) to writhing in agony as his wife Odette (Brouillette) played the coquette and frolicked with another woman. So much suffering, as Proust has Swann remark, “for a woman who was not my type.” Brouillette opened the piece in the persona of a tour guide, addressing the audience as if they were visiting the master’s real bedroom. She and Claude, in character as Proust’s last housekeeper, offered scraps of lore about the author and his habits, including his meagre diet (two croissants a day plus café au lait) and his need to give poetic form to the mundane. His famous madeleine, they told us, entered the novel because it would have seemed too banal for an epiphany of memory to arise from a piece of toast. Proust kept up with technology in his novel, writing about the bicycle craze of the early 20th century, the telephones that had entered Parisian homes and, in his final volume, cinema. This he regarded with suspicion, as an overly objective tool that eliminated “the unique relation” between the artist’s sensibility and the experiences he describes. He might well have responded with a husky “So what?” to the news, last week, that a Laval University film professor had found what is probably the first known film footage of Proust. The apparition is as short as his novel is long: scarcely three seconds, as a slim mustachioed man descends a staircase after a lavish society wedding in 1904, five years before Proust began his magnum opus. He passes through the social set he would later immortalize as unobtrusively as Alfred Hitchcock taking a cameo in one of his own films. Jean Asselin and Ral Boss (Baron de Charlus and Jupien, respectively), bring the play to life. Jean Asselin and Ral Boss (Baron de Charlus and Jupien, respectively), bring the play to life. CATHERINE ASSELIN-BOULANGER The film was made for the Countess Greffulhe, the mother of the bride, a friend of Proust’s, and a model for the Duchess of Guermantes. The countess was a renowned beauty and clothes-horse, whose wardrobe was recently exhibited at New York’s Fashion Institute of Technology, along with photos she commissioned of herself in full costume. But she did not approve of photography as a social medium. There’s obviously a crowd watching her guests descend the red carpet, but she would have been horrified to know that her daughter’s wedding footage might some day be seen by strangers. She refused even Proust’s fervent requests for a photo of her, fearing it might end up in the papers. “A woman should not allow photographs of herself to circulate,” she said. This tidbit of photographic morality appears in Jean-Pierre Sirois-Trahan’s essay in the Revue d’études proustiennes, in which the professor outlines his case that the man coming down the church steps in a bowler hat and pale-grey coat is Proust. The novelist had written to a friend that he would probably attend the ceremony, even though “I never go out during the day,” and had previously been photographed or described wearing similar clothes. Only someone with an artistic sense of his own singularity, writes Sirois-Trahan, would have shown up at a posh wedding in such relaxed anglophilic costume, knowing that almost all other men would wear top hats and black coats. Isabelle Brouillette opened the piece in the persona of a tour guide, addressing the audience as if they were visiting the master’s real bedroom. Isabelle Brouillette opened the piece in the persona of a tour guide, addressing the audience as if they were visiting the master’s real bedroom. CATHERINE ASSELIN-BOULANGER Sirois-Trahan’s essay also includes a Proustian passage of speculation as to why the writer was hurrying down the steps: fleeing the church incense that might trigger his asthma, perhaps, or rushing to meet his friend the countess, or evading the glance of some haughty guests who might not find a Jewish doctor’s son socially acceptable. One man he passes, the professor writes, “seems to ask what Proust is doing there.” Sirois-Trahan said in a phone interview that others had seen the footage, held by a French archive and available to researchers for the past two decades. Somehow Proust, walking by in plain sight, had eluded all other eyes. The professor said that other archives remain unexplored, and that he believes there could well be more photos and films of Proust to be discovered. He won’t be looking for them, however. “I’m working on other things now,” he said. “I leave it to others to find. This is not my specialty.” Pending further discoveries, the rest of us can perhaps reflect on some words Proust put in the mouth of Charlus, about the final worth of photography and film. “A photograph acquires something of the dignity which it ordinarily lacks,” the baron says, “when it ceases to be a reproduction of reality and shows us things that no longer exist.” Dans la tête de Proust (Pastiche, collage et fabulations) continues at Montreal’s Espace




8 MARZO 2017: PROUST A VENEZIA
Tutti a Venezia! La mostra di Raffaella Campolieti," Le donne di Proust", sarà inaugurata l'8 Marzo a Venezia, nello splendido albergo " Europa & Regina", nel quale soggiornò Proust nel Maggio - Giugno del 1904. E' previsto il concerto " Souvenir de Venise", con musiche...."proustiane". Relatori: Gennaro Oliviero - Stefano Toffolo - Siro Perin.




PROUST DAL VIVO!
Una brevissima sequenza filmica realizzata nel 1904 in occasione del matrimonio di una figlia dei conti Greffulhe. Dopo 37 secondi vi compare Proust trentaquattrenne che scende di corsa le scale. Lo si può vedere nel sito Classiques Garnier cliccando sulla sezione Libri.




VISITA GIARDINO E IPOGEO DI BABUK : SABATO 18 FEBBRAIO, ORE 10.00
VISITA GIARDINO E IPOGEO DI BABUK : SABATO 18 FEBBRAIO, ORE 10.00 (prenotazioni : 081-5499250 338-6255810) VIA GIUSEPPE PIAZZI, 55 NAPOLI (traversa di fronte Caserma Garibaldi di via Foria) Itinerario : Saletta Proust - Giardino - Casa dei gatti - Ipogeo. Cose mirabili : ritratto di Francesco Caracciolo; Datura velenosa; Teatro di Sephora; Scala dei gatti affamati; Albero che cammina; Testa di Laio; Vasca delle testuggini; "Et in Arcadia ego"; Cimiterino; Casa dei gatti; Croci bizantine e latine; Segni esoterici; Reperti; Salamandre; Bassorilievi; Testa di Zeus; Scala dei pozzari; Scudo araldico; Nicchie votive; Cave di tufo; Ricovero bellico; Occhio di monte; Riggiole napoletane; Elmetto bellico; Messaggi d'amore; Tavolo dei cottimi; Antri misteriosi e tanto ancora....Il tutto alla "Ricerca del tempo perduto"...




Recensione del "BIP" n.46/2016
Bulletin d'Informations Proustiennes, n° 46, Éditions Rue d'Ulm / Presses de l'École normale supérieure, 2016, 222 p. Questo numero del BIP si articola intorno a due sezioni principali, l'una << Autour de l'Agenda 1906 >> e l'altra , più in generale, su << Le champ proustien >>. I tre saggi che costituiscono la prima sezione hanno come punto di partenza alcune pagine di detta agenda, che contengono delle annotazioni di Proust del 1909 ( attualmente consultabili en ligne ), che hanno reso possibile a Françoise Leriche di proporre, sulla base anche dei Cahiers e della Correspondance, una nuova datazione della mise au net di << Combray >>. Nathalie Mauriac Dyer individua alcuni legami tra l'agenda e i cahiers , partendo da una << convergenza genetica >> tra alcuni elementi presenti nel piccolo carnet e in un elenco fissato da Proust nel Cahier 12 . Pyra Wise si è occupata di alcune annotazioni dell'agenda di tutt'altra natura, che fanno riferimento a << cattive frequentazioni >> di Proust; ha potuto pertanto illustrare in dettaglio alcuni personaggi, in particolare Albert Le Cuziat e il suo amico André, e certi ambienti, come l'hôtel de Madrid, forse un modello della maison de passe di Jupien. I saggi riguardanti << Le champ proustien >> sono molto diversificati. Il primo, << Calendrier perpétuel et œvre de circostance : le menu zodiacal de Combray >>, di Sophie Duval associa architettura medievale, critica genetica e analisi strutturale; viene proposto una brillante lettura di un brano di Du côté de chez Swann riguardante i vari menus di Françoise, in numero di dodici, che vengono accostati ai calendari gotici scolpiti che sono presenti in alcuni bassorilievi medievali. Nel secondo saggio, << Propos tenus à La Raspeliére et dans le petit train >>, Kazuyoshi Yoshikawa si concentra su alcune ridicole conversazioni presenti in Sodoma et Gomorrhe. Nel saggio che segue, Yuri Cerqueira dos Anjos si occupa di << La Presse selon Marcel Proust >>, in particolare del modo in cui lo scrittore opera la distinzione tra la scrittura letteraria e la scrittura giornalistica. L' opinione molto negativa che Proust ha della scrittura giornalistica traspare in modo evidente nel Contre Sainte-Beuve , anche se gran parte dei suoi scritti di critica letteraria, come anche i pastiches , siano stati pubblicati nei giornali. Cécile Leblanc, infine, in << Camille Saint-Saëns, le "diable déguisé" de la Recherche ? >>, analizza i rapporti tra il musicista e lo scrittore e il ruolo tenuto dal primo nella vita del secondo, prima della trasfigurazione che la relazione tra i due assume nel romanzo; l'analisi viene condotta sia per quanto riguarda il Jean Santeuil che nella Recherche, nella quale il musicista non viene mai nominato, apparendo solo in filigrana in numerosi passaggi nei quali lo si può intravedere attraverso giudizi che Proust non condivide e anche in riferimento a personaggi e opere associati a un'estetica considerata démodée. Questo numero del BIP riporta una lettera del 1908 di Proust à Maurice Duplay, che viene presentata da Caroline Szylowicz, nella quale lo scrittore esprime il suo avviso su un romanzo, allo stato di manoscritto, di un suo corrispondente del quale egli invidia il << dono del romanziere >>, dono di cui lamenta di non possedere << in nessun grado >>. Va segnalato anche un saggio di Carla Cavalcanti su << L' édition du Cahier 52 >>. Le ultime due parti di questo numero del BIP sono particolarmente ricche. Le << Notes de lecture >> comprendono nove dettagliate recensioni di opere ( in lingua francese, inglese e anche in giapponese ) riguardanti diversi aspetti dell'opera e della vita di Proust. Infine, la parte su << Les activités proustiennes >> comprende le tre sezioni abituali : << Les ventes >>, con numerosi estratti di lettere e altri documenti proustiani presentati in dettagio, << Les manifestations et les traveaux en cours >> e << Les publications >>. Gennaro Oliviero
vedi allegato: 325_20161231081700Scan_Pic0023.jpg   




BUON NATALE E FELICE ANNO 2017
PER GLI AMICI DI MARCEL PROUST: BUON NATALE! Le origini della Recherche, ovvero: La leggenda del Grande Curatore. Correva l’anno 1990. Nel vasto edificio della Library dell’University of Illinois a Urbana-Champaigne c’era ormai silenzio perché la maggior parte dei professori e degli studenti, dopo il tramonto era uscita, per tornare alle rispettive dimore. Al quarto piano, si vedeva però ancora una finestra illuminata. Il professor Philip Kolb, dovendo spedire il giorno dopo all’editore Plon, di Parigi, il dattiloscritto del diciottesimo volume della corrispondenza di Proust, su cui aveva lavorato due anni interi, si era fermato nella sua stanza per gli ultimi controlli su qualche data di cui non si sentiva del tutto sicuro. Scorreva rapidamente, con il lettore di microfilm, alcuni numeri del “Figaro” dell’anno 1919, per cercare il giorno esatto in cui c’era stata a teatro la prima di una nuova pièce, per meglio datare una delle lettere in cui forse Proust a quella commedia alludeva. Era talmente concentrato sullo schermo luminoso di quell’apparecchio che non sentì affatto alcuni passi che si avvicinavano alla porta. Non sentì che la porta si apriva e che una persona entrava. Qualche istante dopo però alzò gli occhi e lo riconobbe. Pensò subito a un’allucinazione. Sarà la stanchezza. Ho lavorato troppo in questi ultimi giorni. O forse quelle patate un po’ crude che ho mangiato a pranzo. Chiuse gli occhi pensando che, quando li avrebbe riaperti, quell’impossibile visitatore sarebbe scomparso. Invece, quando lì riaprì, era ancora lì, davanti a lui, sorridente con quei suoi grandi occhi un po’ orientali. “Buona sera, professore. Mi scusi se la disturbo e se le faccio perdere tempo. Vorrei ringraziarla personalmente per questo lavoro che fa con tanta passione e con tanti sacrifici per trovare, interpretare e far conoscere le mie lettere. E come segno di gratitudine, siccome so che lei sta per pubblicare quelle del 1919, gliene ho portata una di quell’anno, che credo lei non abbia potuto vedere. L’avevo scritta per un amico, un certo Rosny, ma sbagliai l’indirizzo sulla busta e la lettera tornò indietro. Se la vuole leggere…”. Kolb, spaventato, prese la lettera. Si sedette, e con una lente di ingrandimento cominciò a leggere. A un certo punto lanciò un grido: “Non è possibile. Non posso pubblicarla!” Proust sorrise. “Perché?”, chiese. “Non posso pubblicarla – ribatté Kolb - perché qui lei afferma di aver cominciato a scrivere la Recherche nel 1906, ma questo contrasta con quello che hanno scritto e che sostengono unanimemente tutti gli studiosi, sia francesi, sia giapponesi, tranne uno, ma è un italiano e quindi conta poco, un certo Giovanni Macchia. Costui in effetti aveva ipotizzato che lei abbia cominciato a progettare il romanzo durante il lungo soggiorno all’Hotel des Réservoirs di Versailles, in occasione del trasloco del 1906. Ma nessuno gli ha dato retta” “Eppure aveva ragione”, replicò il visitatore. “Qualcosa dovevo pur fare in quei mesi che passai in uno dei luoghi più noiosi del mondo. Fu allora che cominciai a pensare al saggio contro Sainte-Beuve, oppure a un saggio in forma di racconto, oppure a un racconto tout court. I primi abbozzi però non li ho conservati. Del resto in quel quaderno di appunti che lei ha pubblicato, si elencano le “pagine già scritte”, e sono davvero tante. Non potevo certo averle scritte in un paio di settimane. Lei però ha datato quel quaderno al 1908: ha sottovalutato il riferimento all’articolo su Van Blarenberghe, che è dell’anno precedente. Insomma, mi dispiace per gli specialisti, ma non era difficile capire che a Versailles io già pensavo ad un nuovo romanzo”. “Ma come faccio? Si metta nei miei panni. Se pubblico quella lettera mi tiro addosso l’ira di tutti i proustiani del mondo, specialmente i francesi che già mal sopportano che un americano, e per di più in questa università di provincia, sperduta in mezzo ai grandi allevamenti di maiali dell’Illinois, stia monopolizzando la pubblicazione di una corrispondenza così importante. Lei non può nemmeno immaginare quanta diplomazia devo usare per non essere emarginato”. “Capisco la sua preoccupazione, e non insisto. Vorrà dire che, se lei preferisce non pubblicare questa lettera, la darò a qualche studioso italiano”. “Non lo faccia, la prego. Se la lettera sarà pubblicata, i migliori studiosi faranno una brutta figura e i lettori di tutto il mondo non avranno più fiducia in loro. Gli uomini hanno bisogno di una guida, non amano pensare con la propria testa. Anche se credono il contrario, in realtà vogliono che ci sia qualcuno che, come una bussola, indica loro in cosa devono credere, cosa e come devono pensare. Gli uomini hanno bisogno di certezze. Preferiscono obbedire. Non sopportano di essere liberi. Noi studiosi assumiamo su di noi la responsabilità di decidere al posto loro cosa è vero e cosa è falso. Lo facciamo per il loro bene, per renderli felici, per togliere dalle loro spalle l’insopportabile fardello della libertà di pensiero. Per questo gli uomini ci amano e ci obbediscono. Mi permetto di insistere: non lo faccia, non dia ad altri quella lettera, la distrugga.” “Questo non posso farlo, ma le propongo un compromesso. Siccome tutti sanno che io spesso facevo confusione con gli anni e con le date, lei può pubblicare la lettera così com’è, ma poi in una nota può scrivere che io mi sono sbagliato e che invece il romanzo ho cominciato a scriverlo nel 1908 o 1909 – scelga lei - come tutti incessantemente ripetono. Le piace questa soluzione? Così salviamo sia la verità sia i suoi buoni rapporti con gli specialisti. Che ne pensa?” Ci fu un silenzio abbastanza lungo. Fuori intanto si era fatto buio. Da una fessura della finestra entrava uno spiffero gelido (era gennaio) che preoccupava Proust e lo induceva ad affrettarsi. Dopo qualche minuto, il professore rispose: “Sì, posso farlo. Va bene, accetto il suo suggerimento, per questa volta. Però, la prego, in futuro non mi porti altre lettere. Sono già troppe. Sono stanco. Anzi, non si offenda, ma la prego: non torni più da me, mai più”. Proust sorrise, si avvicinò a Kolb, lo baciò, e scomparve per sempre.




Un brano indimenticabile!
Peut-être est-ce parce qu'il ne savait pas la musique qu'il avait pu éprouver une impression aussi confuse, une de ces impressions qui sont peut-être pourtant les seules purement musicales, inétendues, entièrement originales, irréductibles à tout autre ordre d'impressions. Une impression de ce genre, pendant un instant, est pour ainsi dire sine materia. Sans doute les notes que nous entendons alors, tendent déjà, selon leur hauteur et leur quantité, à couvrir devant nos yeux des surfaces de dimensions variées, à tracer des arabesques, à nous donner des sensations de largeur, de ténuité, de stabilité, de caprice. Mais les notes sont évanouies avant que ces sensations soient assez formées en nous pour ne pas être submergées par celles qu'éveillent déjà les notes suivantes ou même simultanées. Et cette impression continuerait à envelopper de sa liquidité et de son « fondu » les motifs qui par instants en émergent, à peine discernables, pour plonger aussitôt et disparaître, connus seulement par le plaisir particulier qu'ils donnent, impossibles à décrire, à se rappeler, à nommer, ineffables – si la mémoire, comme un ouvrier qui travaille à établir des fondations durables au milieu des flots, en fabriquant pour nous des fac-similés de ces phrases fugitives, ne nous permettait de les comparer à celles qui leur succèdent et de les différencier. Ainsi à peine la sensation délicieuse que Swann avait ressentie était-elle expirée, que sa mémoire lui en avait fourni séance tenante une transcription sommaire et provisoire, mais sur laquelle il avait jeté les yeux tandis que le morceau continuait, si bien que, quand la même impression était tout d'un coup revenue, elle n'était déjà plus insaisissable. Il s'en représentait l'étendue, les groupements symétriques, la graphie, la valeur expressive ; il avait devant lui cette chose qui n'est plus de la musique pure, qui est du dessin, de l'architecture, de la pensée, et qui permet de se rappeler la musique. Cette fois il avait distingué nettement une phrase s'élevant pendant quelques instants au-dessus des ondes sonores. Elle lui avait proposé aussitôt des voluptés particulières, dont il n'avait jamais eu l'idée avant de l'entendre, dont il sentait que rien autre qu'elle ne pourrait les lui faire connaître, et il avait éprouvé pour elle comme un amour inconnu. (Marcel Proust, Du côté de chez Swann)




"PROUST COSTRUTTORE MELANCONICO"
ELEONORA SPARVOLI, "PROUST COSTRUTTORE MELANCONICO" ( Carocci editore,2016) << Perché Proust si ostinò a difendere la qualità architettonica della " Recherche" sebbene i tempi lunghi della sua stesura ne avessero deformato il progetto iniziale? [.....] nella costruzione proustiana trovano posto, qua e là, frammenti isolati, sporgenze disarmoniche, rovine, che a ben guardare determinano, assai più della solida impalcatura d'insieme, l'immensa suggestione della " Recherche".>> Eleonora Sparvoli è membro del consiglio direttivo e del comitato di redazione della rivista italo-francese "Quaderni Proustiani".
vedi allegato: 322_20161107075505Scan_Pic0018.jpg   




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